
Questa fotografia è stata scattata in direzione ovest-sud-ovest da 3310 m s.l.m., nei pressi della vetta del Piz Corvatsch, sul versante engadinese del massiccio del Bernina.
In lontananza è ben riconoscibile il massiccio del Monte Rosa, che emerge al di sopra di una spessa cappa di foschia estesa sulla Pianura Padana e sulle Prealpi, il cui limite superiore raggiunge circa 3000 m di quota.
Il ristagno dell’aria nei bassi strati è favorito da un robusto campo di alta pressione e dalla presenza di aria molto calda in quota, con uno zero termico prossimo ai 5000 m s.l.m.
Solitamente l’aria calda sopra il suolo tende a risalire al di sopra dell’aria fredda generando correnti ascensionali che rimescolano l’aria, tuttavia quando gli alti strati sono eccessivamente caldi mentre quelli bassi presentano temperature ancora contenute a causa dell’aria più fresca affluita nei giorni precedenti, i venti ascensionali non si formano impedendo il rimescolamento.
A differenza di quello che molti molti pensano la colorazione grigio-azzurra della cappa non rappresenta direttamente il livello di inquinamento. Al momento dello scatto le concentrazioni di PM10 e PM2,5 erano infatti intorno a 10 µg/m³, valori relativamente bassi. L’aspetto della foschia dipende anche dall’umidità, dalla composizione degli aerosol, dalla profondità della colonna d’aria attraversata dalla luce e dalle condizioni di illuminazione.
L’aspetto in questa foto estiva della pianura Padana in una giornata poco inquinata è simile a quello di alcune giornate con aria molto inquinata, che talvolta possono presentare un aria anche molto tersa qualora l’umidita relativa sia bassa.
Inoltre osservando la Pianura Padana da oltre 3300 m, il percorso ottico può superare i 100 km, amplificando l’effetto schermante dell’aerosol.
Inoltre oltre alla pianura sono coinvolte dallo strato di aria opaca anche vette al di sopra dei 2000 metri, con presenza pressoché nulla di inquinanti antropici.
Ancora più errata è l’associazione della nebbia all’inquinamento, nonostante essa si presenti in condizioni che favoriscono l’accumulo di inquinanti, essi sono fenomeni completamente indipendenti. La nebbia aiuta anzi a migliorare leggermente la qualità dell’aria assorbendo e depositando sulle superfici parti dell’aerosol.
Lo strato opaco visibile in foto contiene una miscela di aerosol antropici quali solfati, nitrati, ammonio, particelle carboniose e polveri da usura e naturali come polveri minerali, pollini, spore fungine, frammenti vegetali, sale marino e aerosol organico di origine biogenica. Molte di queste particelle sono igroscopiche: assorbono molecole d’acqua presenti nell’aria aumentando di dimensione e diventando molto più efficienti nel diffondere la luce. Per questo motivo anche una massa d’aria relativamente poco inquinata può apparire fortemente velata.
Durante le giornate estive calde e soleggiate aumenta inoltre l’emissione, da parte della vegetazione, di composti organici volatili che, reagendo con ozono e altri ossidanti atmosferici, contribuiscono alla formazione di nuovo aerosol organico secondario.






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